Morfologia e aspetto del cervo (Cervus elaphus) 
mantello ed epoche di muta 
ghiandole e segnalazioni odorose
 
 
 
 
Denominazione delle classi sociali e sviluppo ponderale del cervo
 
 
 
 
Significato biologico e caratteristiche delle corna e dei palchi
 
 
Morfologia del palco del cervo
 
 
Struttura dei palchi di cervo in relazione all'età
 
 
 
 
Valori demografici medi per le popolazioni di cervo
 
La vita media degli ungulati selvatici è soggetta a variazioni anche notevoli nei diversi habitat, in funzione soprattutto delle “condizioni di vita” e  possono esserci picchi individuali di longevità (o mortalità prematura) anche considerevoli! Il capriolo è la specie con la vita media più corta, la soglia della vecchiaia viene individuata attorno agli 8 anni; da questa soglia la vita prosegue per un periodo proporzionale alle condizioni di vita, difficilmente superiore a 2 o 3 anni (spesso molto breve). Daino e cervo hanno una durata di vita pressoché analoga e quindi li accomuniamo in un unico commento: la soglia della vecchiaia si può collocare attorno ai 10 -11 anni, anche in questo caso con eventuali variazioni locali e con una “vecchiaia” difficilmente superiore a 2 o 3 anni (spesso molto breve). Alcune ulteriori considerazioni “comuni” alle varie specie: sembra che uno dei fattori che maggiormente influenza la durata media della vita sia la densità e quindi il ritmo di sviluppo demografico (a densità elevate corrisponde una vita media più breve); il tasso di sopravvivenza delle femmine è mediamente superire a quello dei maschi (si va da rapporti femmine maschi di 1,2 : 1 in età adulta, progressivamente fino a picchi di 2 : 1). Una possibile spiegazione di questi dati è la mortalità conseguente alla maggiore e spesso cruenta competizione che caratterizza i maschi.
 
Comportamento sociale e ciclo biologico annuale del cervo 
Considerate che i periodi indicati sono piuttosto lunghi perché includono anche i valori estremi (ad esempio nel periodo di caduta dei palchi sono inseriti sia i maschi più vecchi, che “gettano” molto prima (fine febbraio), sia i fusoni che essendo giovanissimi gettano molto dopo (anche ad inizio maggio).
 
 
 
 
Variazioni nel periodo di bramito
Ci possono essere delle variazioni temporali (comunque limitate) sul periodo di massima attività di bramito, in funzione prevalentemente della “latitudine” in cui si trova la popolazione; la temperatura sembra essere poco influente mentre il parametro che maggiormente determina l’estro delle femmine, e quindi anche i bramiti dei maschi, è il fotoperiodo (niente a che vedere con “canon o nikon, è il rapporto fra ore di buio e ore di luce). 
I  
In questo filmato girato domenica 11 novembre 2007 abbiamo assistito, con discreta sorpresa, ad un "colpo di coda della stagione del bramito. Parliamo di discreta sorpresa perchè ci era capitato sì, di sentire qualche bramito anche a novembre (terzo estro di femmine non ingravidate), ma non avevamo mai visto un tale accanimento e scene da "stagione piena". Riteniamo quindi probabile che nel gruppo di femmine controllate dal maschio in questione vi fosse più di una femmina in o in prossimita dell'estro. Il filmato non è gran che (a parte la solita considerevole diminuzione di qualità dovuta a YouTube) perchè fra noi e i cervi c'erano alcuni alberi e tirava un forte vento!
 
Ritmi di attività circadiani (percentuale di ore di attività e riposo nel corso delle 24 ore) in entrambi i sessi
 
 
Le necessità alimentari degli ungulati si valutano, di norma, in Unità Foraggiere (UF); 1 UF corrisponde a un Kg di orzo o a 2,5 Kg di fieno di prato stabile; di erba (molto più “acquosa") ne occorrono circa 6-8 Kg. Detto questo consideriamo il fabbisogno medio di mantenimento di un cervo adulto in libertà, che è di circa 1,5 UF al giorno (ho considerato un valore intermedio fra quelli indicati da vari autori; occorrerebbe anche valutare la componente percentuale in proteine digeribili, ma credo che il discorso si complicherebbe troppo rispetto alle nostre esigenze). Questo fabbisogno resta più o meno costante nel cervo maschio per un periodo di tempo piuttosto lungo (sono esclusi solo i circa 4 mesi della ricrescita dei palchi ed il periodo riproduttivo), mentre nella femmina, da un valore iniziale leggermente più basso di quello medio (1,2-1,3 UF), si registra un aumento progressivo del fabbisogno, prima nei circa 8 mesi di gravidanza (incremento simile a quello necessario al maschio per ricostruire i palchi), poi nel periodo dell’allattamento (picco massimo alla 5a settimana dalla nascita in cui necessita di ben 2 UF al giorno). 
Non ci sono differenze sostanziali fra maschio e femmina circa la quantità di cibo ingerito o la frequenza di masticazione e ruminazione, mentre per il mantenimento del calore corporeo le femmine, essendo più piccole, disperdono più calore;i maschi pascolano più di notte che di giorno in tutte le stagioni e svolgono minore attività fisica negli spostamenti e passano anche più tempo nei loro “nascondigli” (siamo sempre più riservati!!!). Ed ecco quindi spiegato perché le femmine dedicano più tempo all’alimentazione.Terminiamo dicendo che la composizione della dieta è molto variabile nelle stagioni comprendendo in inverno fino all’80% di alimenti tratti da piante arboree, mentre in piena estate oltre il 70% degli alimenti è costituito da erbe di prato e pascolo; lo scortecciamento alimentare di alberi e arbusti, oltre che alla carenza invernale di cibo, è dovuta alla necessità di “fare scorta” di calcio (di cui le cortecce sono ricche) che servirà per il rinnovo del palco nel maschio e per un corretto sviluppo del feto nella femmina.
 
Valutazione dell’IUA (Incremento Utile Annuo) in una popolazione in fase di espansione e non sottoposta a prelievo venatorio
 
Piramide di Hoffman relativa alla porzione Romagnola della popolazione Tosco-Romagnola, desunta dai dati dei censimenti sul primo verde effettuati nella primavera del 2000 in provincia di Forlì (compreso il territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi M.te Falterona e Campigna). La ripartizione numerica nelle età adulte è desunta da dati bibliografici.
 
 
Criteri di discriminazione delle classi di sesso ed età
 
Piccoli 
(classe 0)
 
 
Femmine 
classe 1, cioè giovani
 
Femmine 
classe 2, cioè adulte 
 
 
 
La femmina a sinistra ha il muso "spiccatamente" triangolare, questa è una caratteristica infantile che scompare gradatamente ed è quindi difficile dire con precisione fino a che età è visibile. La femmina in questione ha probabilmente due anni e 1/2 (dico questo proprio perchè la caratteristica citata mi autorizza a pensarlo) ed è quindi con tutta probabilità una di quelle poche femmine che, avendo raggiunto le caratteristiche di peso e fitness adatte, partoriscono alla fine del secondo anno di vita; di fatto dal terzo anno la caratteristica del "muso triangolare" scompare rapidamente! 
 
Maschi classe 1 Fusoni
 
 
Maschi classe 2 subadulti 
 
E' una classe molto importante (e non sempre facile) da determinare durante il censimento sul primo verde, proprio per la sottile linea di demarcazione che divide un maschio adulto (riproduttore) piuttosto giovane, da un subadulto (non riproduttore) prossimo al “cambio di classe”; la corretta discriminazione di questa classe determina, in modo più o meno preciso, la quantificazione percentuale dei maschi bramitanti che sono stati censiti a Settembre.
 
 
Maschi classe 3   adulti 
Durante le operazioni di censimento sul primo verde la determinazione dei maschi riproduttori è “facilitata” dal fatto che, se si opera come di consueto attorno al 25 di Marzo, praticamente tutti i maschi che vedremo senza palchi (a meno di clamorose discrepanze con la struttura fisica) si classificheranno come maschi adulti (classe 3) e dovremo “solo” concentrarci nella determinazione dei maschi di classe 2 e dei pochi maschi “riproduttori” con il palco ancora in testa.
 
 
 
In pratica noi classificheremo come femmina sottile qualsiasi femmina con struttura corporea “giovanile” e senza segni evidenti di avvenuto parto, a prescindere dall’età effettiva che in alcuni casi può essere diversa da quella che ci si aspetterebbe (come nel caso di femmine che, in funzione del peso raggiunto, hanno il primo parto “anticipato” o femmine adulte sterili che non mostrando segni di parto fino a 3-4 anni “confondono”).  
Per i maschi abbiamo una categoria valutabile con certezza ....e sono i fusoni ... in funzione proprio delle caratteristiche peculiari del palco; la categoria dei subadulti (classe 2) comprende tutti gli animali che (secondo criteri stabiliti da noi) non hanno accesso alla riproduzione; rientrano in questa categoria (a prescindere dall’età effettiva) tutti i maschi che hanno palchi privi di corona, unitamente a una struttura corporea ancora piuttosto esile rispetto ai maschi riproduttori . La classe 3 (riproduttori) comprende (per convenzione) tutti i maschi con i palchi muniti di corona e quei maschi che, pur essendone privi hanno caratteristiche corporee evidentemente da adulti (le vedremo strada facendo). Questo è il motivo per cui sarebbe sempre bene individuare la classe (senza sbilanciarsi nel definire un’età precisa all’anno) ... seguita magari da un aggettivo (ad esempio: “classe 3 giovane” .... definisce un animale con la “corona” ma con struttura corporea da animale relativamente giovane .... 4-5 anni; mentre classe 2 “maturo” indica un animale senza corona e con struttura corporea non ancora vistosamente da adulto ma gia discretamente massiccia ... anche in questo caso l’età può essere 4-5 anni)!